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Rezension

Bolletino di Studi Latini (Anno XLV - fascicolo I Gennaio - Giugno 2015)

Nella premessa (Vorwort, 7) si informa il lettore che la presente raccolta di saggi è dedicata ai cinquanta anni di Ulrich Schmitzer, specialista di letteratura di età augustea, in particolare di Ovidio, e componente di un gruppo di ricerca berlinese il cui principale interesse è la ricezione, o, meglio, le »trasformazioni dell’Antico«. L’introduzione (Einleitung, 9–11) presenta in breve i saggi contenuti nel volume; tutti i contributi hanno come punto di partenza la letteratura augustea e seguono una di quattro direttrici di trasformazione: 1) all’interno della stessa letteratura augustea; 2) nel mondo antico; 3) al di fuori del mondo antico in lingua latina; 4) al di fuori dell’antico in lingua moderna. Ogni contributo è seguito dall’indicazione della relativa bibliografia. Helmut SENG (Kompositionelle Exposition und Reprise. Strukturanalysen zu Catull und Ovid, 12–34) propone due modelli di analisi strutturale applicati ai carmi 64 e 68 di Catullo e agli Amores di Ovidio: la »Kompositionelle Exposition« (»esposizione compositiva«) e la »Kompositionelle Reprise« (»ripresa compositiva«); esse sono presentate come un tipo particolare di »mise en abyme«. Grazie alla »esposizione compositiva«, si dimostra che nel carme 68, che pone due grossi interrogativi riguardanti l’eventuale caduta di versi e l’unità del carme in alternativa alla divisione in due parti, i vv. 149–160 richiamano quelli iniziali (1–40), formando insieme ad essi una cornice intorno ai vv. 41–148, a loro volta concepiti come una composizione ad anelli concentrici. Con il metodo di analisi denominato »ripresa compositiva« è possibile enucleare nel carme 64 una struttura dinamica nella quale lo schema compositivo A-B-A1 dell’intero componimento ritorna anche all’interno delle singole sezioni, concepite singolarmente secondo una struttura ad anello. A p. 21 uno schema riassume visivamente quanto detto nelle pagine che precedono. Anche per il primo libro degli Amores si parla di »Kompositionelle Exposition«, che vede il componimento 9 al centro di una struttura tematica; il secondo libro, che gioca col tema dell’unico e del doppio, viene analizzato secondo il procedimento della »Kompositionelle Reprise«, e al suo centro viene individuata l’elegia 10, mentre il libro terzo ruota invece intorno all’elegia 8. I libri delle elegie ovidiane sono concepiti come elaborate composizioni ad anello nelle quali si rispettano anche i criteri del parallelismo e della »Kompositionelle Exposition«; a livello generale, il primo libro può essere inteso come anticipazione del secondo e del terzo. Christoph Schubert propone nel suo intervento Die 8. Epode des Horaz – eine Provokation (35–68) diverse interpretazioni (considerate una parte di quelle possibili, 65), del famoso epodo oraziano, testo affascinante e provocatorio e proprio per questo motivo aperto a innumerevoli chiavi di lettura. Il saggio di Severin KOSTER (Femina sed princeps – Livia bei Ovid, 69-80) è dedicato alla potente moglie di Augusto, che Ovidio è il primo poeta a nominare; vengono passati in rassegna i luoghi ovidiani in cui ella è presente: quello che ne emerge è un ritratto in chiaroscuro, il cui aspetto più interessante è forse la corresponsabilità della donna nella sorte del poeta, al punto che nemmeno la morte di Augusto porta ad una mitigazione della sua pena. L’ultima immagine che di lei ci viene consegnata da Ovidio, come Fortuna imperscrutabile e come enigmatica Vesta, la propone come gelosa e irremovibile custode degli arcana imperii. Felix MUNDT (Von Solon zu Ovid. Transformationen der Auseinandersetzung mit archaischer griechischer Dichtung in der augusteischen Renaissance, 81–101) presenta l’anticipazione di una monografia dedicata al rapporto fra la lirica classica romana e quella greca arcaica. In particolare, lo studioso prende in esame il legame tra la poesia ovidiana dell’esilio e la lirica di Teognide e di Esiodo: per M., Ovidio ha compiuto una consapevole operazione di trasferimento e di trasformazione la cui cultura di riferimento è quella della nobiltà greca. Anche Orazio è debitore nei confronti della poesia arcaica sia riguardo alla metrica sia in relazione alla semplicità di contenuto e forma; in particolare, si evidenzia la volontà da parte del poeta latino di ricostruire una Roma ideale dei tempi più antichi sulla falsariga dell’immagine idealizzata che Solone aveva offerto nelle sue elegie dell’antica Atene. Darja ŠTERBENIC ERKER (Transformation des poetologischen Programms: Ovid und die Epigramme Martials, 102–125) si propone due obiettivi: individuare i »situative Elemente«, gli elementi situazionali, che permettono di cogliere le differenze tra i programmi di poetica di Marziale e Ovidio (sezioni I-IV del contributo), e mostrare in che modo Marziale trasforma nei suoi epigrammi due allusioni ovidiane a simboli augustei, la corona civica e il rinnovamento morale di Roma (sezioni V–VI). Dalla prima parte del saggio si evince che Marziale intende porre l’accento sul carattere fittizio del suo epigramma, che obbedisce alle leggi del genere e che pertanto non può essere oggetto di biasimo per la sua licenziosità e per il ricorso all’irrisione: in particolare, tre situazioni oggetto della poesia di Marziale, i Floralia, i Saturnalia e il trionfo, spazi della vita quotidiana in cui era permesso parlare liberamente, illustrano meglio di altre il carattere peculiare dell’epigramma, dove è consentito ciò che abitualmente non lo è; il poeta si cautela nei riguardi dei lettori, sostenendo la sostanziale non aderenza al vero dei suoi versi e la loro distanza dalla politica. Nel confronto a distanza tra Ovidio e Marziale, si prendono in esame, in primo luogo, due componimenti in onore degli imperatori: in trist. 3, 1, dove vi è un’allusione alla possibile causa del bando che lo ha colpito, la poesia d’amore, Ovidio parla di una corona di quercia, che permette di individuare la dimora di Augusto sul Palatino, mentre Marziale, che adotta un tono scherzoso, in 8, 82 di corone ne menziona tre, una di quercia, una d’alloro e una terza di edera, con cui onorare l’imperatore come poeta. Un altro tema su cui entrambi gli autori vengono messi a confronto è la lex Julia: in Ovidio la quotidianità augustea non appare ed i riferimenti alla legge appaiono discreti (am. 2, 19; 3, 4, 31–32 e 37–38), mentre Marziale è diretto e la sua descrizione della trasgressione del vincolo matrimoniale è giustificata dalla tradizione dell’epigramma scoptico (anche se mancano precisi riferimenti alla relegazione degli adulteri), come si può vedere in 6, 4 e 6, 7. Nina MINDT (Ovidius exul bei Theodulf von Orléans und Modoin von Autun, 126–144), che è anche una dei due curatori del volume, si sofferma sulla interpretazione biografica della vita degli antichi autori in età carolingia come punto di partenza per una ricezione capace di cogliere le trasformazioni dell’antico. L’identificazione tra sé e autori precedenti è un procedimento noto da secoli, specie in componimenti destinati ad aprire e chiudere raccolte (è il caso, ad esempio, di Calpurnio Siculo); viene inoltre posto l’accento sul legame tra aspetto biografico e componente panegiristica, visibile tanto in Calpurnio quanto nella poesia dell’età di Carlo Magno. Intorno a quest’ultimo si era costituito un circolo poetico in cui ciascuno aveva uno pseudonimo che rimandava ad un poeta antico: Modoin è Nasone, Angilberto è Omero, Alcuino è Flacco, Carlo Magno viene chiamato Enea ma anche Polemone in omaggio alla poesia bucolica, mentre il ciambellano e lo scalco assumono rispettivamente gli pseudo-nimi di Tirsi e Menalca. Il libro di ecloghe di Modoin costituisce un esempio di trasformazione dell’antico a diversi livelli; in particolare, la studiosa prende in esame il prologo, dove Ovidio è lo pseudonimo prescelto per la persona letteraria, e l’ecloga prima, in cui un senex sconsiglia ad un puer, in cui l’autore si identifica, la poesia bucolica: l’analisi del testo porta alla luce il mecenatismo della corte carolingia e l’attenzione all’opera e alla vita degli antichi poeti. Nella corrispondenza tra Modoin e Teodolfo di Orléans si trova un esempio della tendenza, diffusa in quell’epoca, ad assimilare la propria sorte a quella di Ovidio, archetipo del poeta esiliato; in particolare, tale motivo viene fatto proprio dai due corrispondenti per indicare la loro separazione, ed il vocabolario antico dell’amore si mescola con le formule dell’amicizia. Modoin e Teodolfo (e come loro altri poeti, come Ermoldo Nigello e Valafrido Strabone) mostrano un alto livello di riflessione sulle complesse possibilità di utilizzo di citazioni, motivi e vicende biografiche relativi ad autori dell’antichità. L’altro curatore del volume, Pierluigi Leone GATTI (Da impudicitiae praedicator a princeps della narrazione: Ovidio fra Medioevo e Rinascimento, 147–170), offre un saggio di come sia cambiato il modo di valutare vita e opere di Ovidio fra Medioevo e la successiva età culturale, attraverso l’analisi di alcuni documenti, parte dei quali inediti. L’esame inizia dalla prima età cristiana (Lattanzio, Gerolamo) per soffermarsi su Corrado di Hirs(ch)au e Pietro Abelardo, in cui si ravvisa un atteggiamento di diffidenza verso Ovidio: Corrado lo accusa di idolatria, Abelardo ne censura la produzione erotica, contraria agli ideali del cristianesimo e ai precetti di Paolo. Nella loro epoca, tuttavia, Ovidio è letto nelle scuole; in un accessus (testo di età medioevale di carattere introduttivo ad un’opera da commentare) si ravvisano le peculiarità del modo medioevale di leggere i classici, che attualizza le opere antiche e le cala nella realtà del lettore dell’epoca perché rispondono ad un orizzonte di attese diverso da quello di lettori di età precedenti, attribuendo ad esempio alla poesia ovidiana funzioni educative. A partire dal XII–XIII secolo si ha un fiorire di codici ovidiani: in questi secoli si cerca di ricostruire la biografia del poeta senza ricorrere alle categorie usate nel Medioevo e storicizzando eventi e opere; inoltre, si diffondono munera poetici in onore di Ovidio. In particolare, G. sisofferma su Ercole Ciofano, di cui presenta, anticipando i risultati di un lavoro più vasto, l’edizione di un discorso in onore di Ovidio, Ovidii defensio et metamorphoseos laus; questo testo è interessante anche in quanto documento del dibattito rinascimentale riguardo agli autori e alla lingua e per l’osservazione relativa alla capacità dell’arte ovidiana di passare da un’unità narrativa ad un’altra, che avrebbe dato i suoi frutti intorno a due secoli più tardi, nella querelle des Ancients et des Modernes. Markus JANKA (Ovidische Bio-Mythographie im postmodernen historischen Roman: Metamorphosen von Ovids Leben und Werk in Jane Alisons Der Liebeskünstler, 171–195) tratta della metamorfosi della vita e delle opere di Ovidio nel romanzo storico postmoderno, in particolare di The Love-Artist di Jane Alison, apparso nel 2001 e tradotto in sette lingue (tra cui il tedesco), che propone una rilettura della vita e della storia delle opere di Ovidio. Questo romanzo, pur essendo destinato ad un vasto pubblico, presenta una dimensione nuova, non accessibile al lettore comune, per la complessa tecnica narrativa che riprende e stravolge la poesia ovidiana dell’esilio e la struttura compositiva delle Metamorfosi. L’operazione della Alison viene ritenuta di grande interesse anche per i filologi classici, in quanto permette di esaminare la vita e le opere del poeta antico da un nuovo angolo visuale. Il contributo di Alessandro BARCHIESI (Il prossimo Ovidio, 198–208) conclude anche idealmente il percorso del volume attraverso le trasformazioni della letteratura augustea nel tempo e nella cultura, prendendo in esame il volume Ovid and the Moderns dello studioso comparatista T. Ziolkowsky (2005), già autore nel 1993 di Virgil and the Moderns. Tenendo presente il criterio cardine su cui è impostato il libro, il concetto di ricezione, che rispetto a quello di trasmissione valorizza chi si appropria di un modello più che il modello stesso, B. constata che a Ziolkowsky non è sfuggita (con una sola eccezione) alcuna opera in cui da inizio ’900 ai primi anni del 2000 Ovidio sia stato recepito, anche in tradizioni non anglofone. La presentazione di questo testo suggerisce alcune riflessioni sul futuro degli studi classici, come per esempio l’opportunità di cercare »non solo il classico sotto la superficie del moderno, ma anche l’inverso« (205) per far progredire gli studi sulla ricezione, o la necessità di sintonizzare in maniera attenta l’appropriazione degli autori antichi sui diversi tipi di mutamenti che intervengono nella società contemporanea. Gli indici di persone e cose (211–218) e dei passi citati (219–221) completano il volume.
Carmela Laudant

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Umschlagbild: Undique mutabant atque undique mutabantur

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Undique mutabant atque undique mutabantur

Beiträge zur augusteischen Literatur und ihren Transformationen
Gatti, Pierluigi Leone/Mindt, Nina/Barchiesi, Alessandro/Janka, Markus/Koster, Severin/Mundt, Felix/Schubert, Christoph/Seng, Helmut/Šterbenc Erker, Darja

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